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La prima cache non si scorda mai

Ci sono esperienze che non si ricordano per quello che sono state, ma per quello che hanno fatto nascere. La prima cache è una di quelle. Non perché sia la più difficile, la più lontana o la più spettacolare, ma perché è il momento in cui qualcosa cambia. Il momento in cui inizi a guardare i luoghi in modo diverso. La mia prima cache si chiama “M’illumino d’immenso” e si trova a Santa Maria la Longa , un piccolo paese nel cuore della pianura friulana, tra Udine e Palmanova. Un luogo che sembra semplice. E che invece ha imparato, nel tempo, a custodire storie enormi. Santa Maria la Longa è un centro agricolo, fatto di strade dritte, campi aperti e piazze raccolte. Un paese che non cerca di stupire, ma che si lascia scoprire solo da chi rallenta. Durante la Prima Guerra Mondiale, questo territorio ebbe un ruolo preciso: quello di retrovia. Era abbastanza vicino al fronte da restare coinvolto nella guerra, ma sufficientemente lontano da offrire riposo ai soldati. Tra il 1...

Geocaching in orbita

Nel geocaching siamo abituati a fare fatica. A camminare. A sudare. A perdere il sentiero giusto e a discutere con un GPS che ci dice “sei arrivato”, mentre siamo chiaramente in mezzo al nulla. Poi c’è una cache che cambia completamente le regole. Una cache che non puoi raggiungere a piedi. Non puoi raggiungere in auto. Non puoi raggiungere in aereo. Per trovarla, serve un razzo. Sì, perché su Geocaching.com esiste davvero una cache chiamata International Space Station . Il suo codice è GC1BE91 . È una Traditional Cache , con difficoltà 5 e terreno 5 : il massimo possibile. Non perché sia nascosta particolarmente bene, ma perché si trova a circa 400 chilometri sopra le nostre teste , a bordo della International Space Station . La Stazione Spaziale Internazionale viaggia a circa 28.000 km/h e compie 16 orbite complete della Terra ogni giorno . In pratica, mentre tu stai cercando una micro dietro un cartello, lei ti passa sopra la testa. Sedici volte. A questo punto la d...

Quando nasce una ricerca

Non sempre una ricerca inizia con una decisione chiara. A volte prende forma lentamente, mentre si sta facendo altro. Camminando. Guardando. Fermandosi. Ci sono luoghi che non finiscono sulle mappe turistiche. Non hanno cartelli, né indicazioni evidenti. Spesso non li stai nemmeno cercando: li incontri lungo il percorso, quando il passo rallenta e l’attenzione cambia direzione. È in questo spazio che nasce una ricerca. All’inizio non c’era un progetto. C’era un racconto ascoltato quasi per caso, riportato da mio nipote dopo aver sentito parlare di una caccia al tesoro che attraversa il mondo. Una di quelle storie che sembrano leggere, marginali, destinate a scivolare via. Invece resta. Resta come una domanda. Che cosa significa cercare qualcosa che non è pensato per essere trovato facilmente? Che tipo di relazione si crea con un luogo quando l’obiettivo non è arrivare, ma osservare? Avvicinandosi al geocaching, si scopre presto che il gesto finale — trovare un contenitore — è ...