Chi scrive

Chi scrive questo diario non lo fa per raccontare sé stessa, ma per raccontare ciò che accade mentre cerca.

Il punto di partenza non è l’esperienza, né la competenza, ma la curiosità. Una curiosità che nasce da una storia ascoltata quasi per caso e che, col tempo, si è trasformata in una pratica: camminare, osservare, deviare.

Questo spazio non nasce dall’idea di “diventare qualcosa”, ma dal bisogno di dare forma a una ricerca che già esisteva.


Scrivere, filmare e registrare non sono attività separate dal cammino.
Sono modi diversi di fermarsi.

Ogni contenuto nasce da un’uscita reale, da un percorso fatto senza fretta, da un luogo attraversato più che visitato. Non c’è l’intenzione di spiegare o insegnare, ma di restituire uno sguardo che si costruisce nel tempo, attraverso tentativi, errori e ritorni.

La ricerca non è lineare.
E questo diario non prova a renderla tale.


Raccontare serve a rallentare.
A trattenere qualcosa prima che scivoli via.

Scrivere di una ricerca non significa darle un senso definitivo, ma riconoscere che esiste. Questo diario nasce per questo: per tenere traccia di ciò che accade mentre si cerca, senza trasformarlo in un risultato da mostrare.


Chi scrive questo diario non ha un ruolo da difendere né un’etichetta da rivendicare. L’identità non precede la ricerca: emerge strada facendo.

Questo spazio resta volutamente aperto.
Cambia con i luoghi, con il tempo, con le domande.


Nota

Questo diario è scritto in prima persona, ma non è un racconto autobiografico. È un taccuino di osservazione che mette al centro il percorso, non chi lo percorre.

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